venerdì 1 luglio 2016

Conflitto in corso


Ciò che desideri, a volte, è stare il più possibile lontana da te stessa: sei un groviglio di fastidiose sensazioni. La parte guerriera di te è disponibile, ma quella paciera no, ed hai bisogno di entrambe per affrontarle.
E allora perdi tempo in mille stupidaggini: ti organizzi una giornata al mare o una passeggiata lontana con il podcast interessante, da giorni messo da parte.
Ogni tanto, una fitta, come un corto circuito: lui – il groviglio – sta là, e recalcitra.
Bene, facciamo i conti: si faccia avanti il primo pensiero molesto – se la paciera è ancora latitante, la guerriera è pronta a beccarsi l’occhio nero e a sferrare cazzotti (appendo il cartello fuori la porta: conflitto in corso, tenersi a debita distanza).



lunedì 22 febbraio 2016

Le bambine di Carroll di Bonifacio Vincenzi



Le bambine di Carroll di Bonifacio Vincenzi


Nel titolo, così nell’esergo, la chiave di lettura dell’intera silloge, un sapore di pelle vissuta, una sorta di vademecum, mementi che fanno da argine e cammino. Un contenitore, la vita. Poco importa se sarà piccolo o grande, il suo spessore non lo dà il tempo -che, di sua natura, può solo indicare quantità, non qualità- ma l’afflato nell’attimo, la passione a vivere. Il contenuto è comune a tutti: meraviglie e orrori, torpori letargici e dinamismi improvvisi, logoranti inquietudini e dolcezze inattese -poi, isole felici. Ognuno è Alice: quale la strada?... dove andare? Il Nostro ha già un percorso alle spalle e, di quello, una lettura (Nessuno sceglie la salita pag.13)

Nessuno sceglie la salita
un’ammirabile terribile forza
spinge verso la discesa

Siamo la corsa che ci rende
ciechi
il viaggio infinito e mai goduto

Parlami di me stesso
raccontami dei sogni
lo chiedo a te che sei me

Mio purissimo impostore
creatore del già creato, dimmi
chi distingue più
il durevole dal passeggero

Chi raggiunge più
il distacco con la calma

nessuno sceglie la salita
nessuno ama più la vita

venerdì 5 febbraio 2016

A dieci minuti da Urano di Carla De Angelis


Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezzache abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta, un passo di danza, della paura, una scala, del sogno, un ponte, del bisogno, un incontro. (F. Pessoa)
Il poeta, più di chiunque altro, conosce il senso della precarietà -lo combatte, ci lavora, di fondo dannazione e salvezza. Dio solo sa quanto il suo scriverne sia un modo come un altro di attraccare al sicuro, di scansare la tempesta. Ecco allora che Urano è la nostra casa sull’albero che, causa forza maggiore, deve rimanere -almeno- a 10 minuti da noi: sospesa, quanto basta, dalla terra -qui il quotidiano non dà tregua: inghiotte e omologa; sospesa anche dal cielo e, anche qui, quanto basta per gustarne la solitudine e allargare, nel segreto, le proprie ali

Pag.15

Mi sveglio: vesto come sono apro l’armadio
Del futuro

affido al cassetto la notte sospendo allo
specchio

l’affanno delle scale
le mani stanche, lo sguardo della nostalgia

la certezza di aver sognato il sudore dell’anima

sabato 16 gennaio 2016

AcciaioMare di Angelo Mellone


ACCIAIOMARE – IL CANTO DELL’INDUSTRIA CHE MUORE
Angelo Mellone – Marsilio Editore 2013


Tutto ruota intorno a un ricordo: nello stabilimento dell'Italsider viene celebrato, alla presenza di migliaia di addetti ai lavori  -dirigenti e operai- il rito funebre di uno di loro, morto tra i veleni di quella fabbrica -non è uno dei tanti, ma tra i fondatori. Alla fine del rito, qualcuno consegna al figlio tredicenne - il nostro autore- l'elmetto giallo con su stampigliato il nome del padre (pag.30)

Qui niente lacrime neppure per il ragazzino intabarrato
in scioccata compostezza,
anche lui soldatino attrezzato del casco di suo padre
qui la civiltà chiede carne
e carne riceve
e sangue che orina orgoglio e non piscio,
e sia maledetto chi sputa sulla Storia

Ē tān ē epi tās ”o reggendo lo scudo (da vincitore), o steso sullo scudo (da morto). Era il motto del guerriero spartano: gli era consentito di essere vinto solo al prezzo della sua stessa vita. Alcune “vittime del lavoro” hanno lo stesso profilo e il virgolettato, nello specifico, non rende giustizia senza il chiarificato di Primo Levi "l'amare il proprio lavoro, privilegio di pochi, costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra” -  (pag.35)

Quando la poesia implementa il calore


Ringrazio Carla De Angelis, attenta organizzatrice dell'evento, la Biblioteca Nicolini tutta -nelle persone dei suoi responsabili- e quanti hanno permesso di realizzare quella che si è rivelata una serata ricchissima di stimoli, all'insegna di un calore umano che la poesia ha, come sempre, magistralmente implementato.

Con cuore grato e amico.


sabato 9 gennaio 2016

POESIA A CORVIALE - Roma 13.1.2016 h. 17.00



Su tutto, mi emoziona l’incontro -una speranza- con amici di facebook che, ormai, di virtuale hanno ben poco perché compagni all’anima…


mercoledì 6 gennaio 2016

Nell'apparente linearità del dettato - Recensione di Anna Maria Tamburini



Angela Caccia, Il tocco abarico del dubbio, FaraEditore, Rimini 2015, €. 10,00
Pur diviso in sezioni, il libro di Angela Caccia, Il tocco abarico del dubbio, presenta le caratteristiche non tanto di un'opera strutturata intorno a un titolo, quanto piuttosto di una raccolta di testi cresciuti via via sotto il segno del vivere, nella sua semplice complessità, «un esserci di heideggeriana memoria» - come anticipa l'autrice in premessa - sulle coordinate di spazio e tempo. Un esserci per la morte, dunque, presenza che ricorre inesorabile ma non senza la speranza propria di una religiosità salda, non aleatoria, capace di senso nonostante le domande, il dubbio... , capace di alta tensione etica (Caino pigia un tasto e uccide / di una morte scollata dal dolore, p. 27). E della medesima pietas in morte, tanto che si tratti di volti cari ( Le braccia allungate, p. 20; Tra le mani, p. 34), quanto di più lontane vittime (Lì dove sei, p. 21; Nello sguardo di chi resta, p. 22) ma anche di animali - come la cagnolina Nina ( in Per i tuoi occhi, p. 31) - .

lunedì 4 gennaio 2016

Recensione di Ottavio Rossani sul blog Poesie del Corriere della sera


Il mio Editore, Alessandro Ramberti, ha definito -a ragione- grandioso lo scritto di Ottavio Rossani. Sempre dibattuta tra curiosità e pudore, ne ho dosato la lettura. Più che una recensione ha il pregio di una radiografia, abilità che appartiene -per citare Antonio Spadaro- al mistero, oltre che al mestiere di critico.

L’incipit è fulminante: risponde appieno alla domanda del perché io scriva e scriva di poesia. Fossi un idraulico, sarebbe la mia cassetta degli attrezzi. Anche lei di metallo, la apro e sferragliano parole, a risanare un sentimento o semplicemente a raccontarlo, per una periodica e sana manutenzione. Non ho nei suoi confronti atteggiamenti riverenziali o fisime, indegnamente me ne servo e, nel mio faticato tentativo, le riconosco il merito di farmi stare “onestamente” al mondo.


Al fine “radiografo”, di quelli che investono la propria nell'altrui poesia, il mio profondissimo grazie…